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The relevant part of Lorenzo's sonnet, on which he comments in his Comento, is as follows:
Quanta invidia ti porto, o cor beato,
che quella man vezzosa or mulce or stringe,
tal ch'ogni vil durezza da te spinge;
e poi che si gentil sei diventato,
talora il nome, a cui t'ha consecrato
Amore, il blanco dito in te dipinge,
or I'angelico viso informa e finge
or lieto or dolcemente perturbato
Lorenzo's comment is as follows:
Debbesi adunque presupporre che degnissima pittura fussi quella, della quale era ornato il cor niio; perche tre cose, secondo il giudizio mio, si convengono ad una perfetta opera di pittura, cioe il subietto buono, o muro, o legno, o panno, o altro che sia, sopra al quale distenda la pittura; ii maestro perfetto e di disegno e di colore; ed oltre a questo le cose dipente sieno di lot natura grate c piacevoli agli occhi: perche, ancora che la pittura fussi perfetta, potrebbe essere di qualiti quello cbe 'e dipinto, che non sarebbe secondo la natura di chi debbe vedere. Conciosiache alcuni si dilettano di cose allegre, come animali, verzure, balli e feste simiti; altri vorrebbono vedere battaglie o terrestri o maritime e simili cose marziali e fere; altri paesi, casamenti e scorci e proporzioni di prospettiva; altri qualche altra cosa diversa; e per6, volendo che una pittura interamente piaccia, bisogna adiungervi questa parte: che la cosa dipinta ancora per se diletti. Era il mio cuore materia e subietto molto atto a ricevere ogni impressione ....
E. Bigi (Ed.), Lorenzo de' Medici, Scritti sceiti, Turin 1965, repr. 1977, p. 362.
In Sydney's Arcadia, Book 1, there is a tournament, Philandrus having challenged all comers to try by battle whether his lady, whose portrait he displays, is the fairest of all, Contenders bring one after another pictures of their own ladies, except for an ill‑apparelled knight (who turns out to be Zelmane/Pyrocles), who has none, but declares: 'Certainly', said he, 'her liveliest picture, if you could see it, is in my heart Sir Philip Sydney, The Countess ofpembroke's Arcadia, V. Skretkowicz (Ed.), Oxford 1987, p. 103.
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